Benvenuto!

In latino, studium significa “impegno, amore, passione, entusiasmo, zelo”.
Dal desiderio di condividere l’entusiasmo, l’amore e la passione per il sapere e per la didattica nasce questo spazio virtuale per i ragazzi e per quanti sono coinvolti in vario modo nel mondo della scuola. Qui sono raccolti materiali didattici organizzati per materie, che costituiscono un punto di partenza per sperimentare metodologie didattiche creative e innovative insieme ai miei alunni. Nella sezione IDEE, sono indicate la bibliografia e la sitografia che hanno contribuito a suggerirmi spunti di riflessione in questi anni di continua ricerca sulla didattica e sull’apprendimento. Con l’augurio che lo studio sia sempre studium e che si possa essere davvero felici di studiare, do il benvenuto a quanti si sono imbattuti in questo blog!

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Le organizzazioni non sono macchine e le persone non sono componenti meccaniche. Hanno valori, emozioni, percezioni, opinioni, motivazioni e storie di vita; le rotelle e i denti degli ingranaggi no.

Ken Robinson, Fuori di Testa. Perché la scuola uccide la creatività, Erickson 2015.

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Un anno alla ricerca della bellezza…

Per i Romani l’arte di vivere si realizza nell’equilibrio tra negotium e otium, tra la dimensione pubblica dei doveri e del lavoro e la dimensione privata dedicata alla cura di sé, anche e soprattutto, attraverso la ricerca della bellezza nell’arte, nella musica, nella poesia… Una ricerca orientata verso la kalokagathìa dei Greci, l’unione del bello e del buono nell’ideale di perfezione fisica e morale cui ogni uomo può tendere.

20160105_100550In un anno in cui spesso il peso delle responsabilità sul lavoro mi ha portato un forte senso di inadeguatezza, l’otium è diventato un rifugio e la kalokagathìa è entrata a pieno titolo nella dimensione del negotium. Entrare in classe dovrebbe essere sempre un piacere, ma talvolta l’ansia di procedere speditamente con gli argomenti da spiegare e poi da valutare, i ritmi serrati delle scadenze e delle verifiche, i tempi che rendono ogni ora di lezione un pezzo di una catena di montaggio fanno perdere il gusto di condividere la lettura, la scrittura, lo studio come esperienze di vita prima che come doveri. Tutto è troppo veloce e si viene risucchiati in un vortice.

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5 ottobre: Giornata mondiale degli insegnanti

“Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita” (Confucio)

Sarò un’idealista, una sognatrice, una folle visionaria, ma per me insegnare non è un lavoro è una scelta di vita. In questi dieci anni di insegnamento, non c’è stata una lettura, un film, uno spettacolo, un concerto, un viaggio che – direttamente o indirettamente – non abbia portato a scuola.

Non c’è stata classe, da quelle in periferia a quelle nel centro di Roma, che non mi abbia stimolato a diventare una persona, prima che un’insegnante, migliore.

Insegnare è mettere in gioco sé stessi, è donare l’amore per il sapere, per il bello e il buono, è ricevere energie positive, sinergie costruttive e speciali alchimie che aiutano a vivere.

Oggi penso a tutto questo e colgo l’occasione per ringraziare quanti nel luglio scorso hanno segnalato il mio nominativo per l’Italian Teacher Prize. Non so di chi si tratti, il regolamento prevede che la nomination arrivi in forma anonima e che il docente nominato possa poi presentare la candidatura.

Ho deciso di non dare seguito alla mia candidatura. Non credo di fare nulla di eccezionale, se non amare profondamente questo lavoro. Non ambisco a premi ufficiali che sicuramente altri docenti italiani di mia conoscenza meritano molto più di me.

Il tempo passato in classe è il premio più prestigioso che io possa ricevere.

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Si ricomincia!

Domani avrà inizio il nuovo anno scolastico. Per chi lavora a scuola il primo settembre è una sorta di capodanno: si comincia dai giorni precedenti con messaggi e telefonate per augurarsi un buon anno. Dopo i saluti, seguono alcuni giorni in cui alle tante riunioni organizzative fa da sottofondo un senso di attesa, di speranza, di novità. Si pensa con curiosità e affetto ai ragazzi e alle ragazze che di lì a poco varcheranno le porte della scuola chiassosi, pieni di entusiasmo, pronti a riempire le aule e a dare un senso al nostro lavoro.

Quest’anno l’augurio più bello l’ho trovato nei versi di Martha Medeiros, in una poesia senz’altro inflazionata ma che spero sia di buon auspicio per chi – come me – ha sempre voglia di cambiare e di rinnovarsi!

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

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Commiato di fine anno

Si chiude oggi un ciclo di tre anni con una classe speciale, non fosse altro perché è la prima classe che ho potuto seguire dalla prima alla terza media. Gli esami hanno rappresentato uno splendido banco di prova per osservare il punto d’arrivo dopo la strada breve e, al tempo stesso, impervia che abbiamo percorso insieme in tre anni.

Ho sempre pensato che gli esami fossero un commiato, nel senso etimologico del termine, la licenza di partire, di raggiungere altre destinazioni, di avviare un nuovo viaggio.

Questi tre anni di scuola media dovrebbero servire a preparare i bagagli e a mettersi in cammino con un buon viatico.

Spero che nella valigia ci sia sempre spazio per questi tre oggetti: Continua a leggere

Orientarsi

Eccoci giunti a una fase delicatissima per i docenti: consegnare il “consiglio orientativo” agli alunni della terza media.

Quanto è difficile orientarsi nella scuola e nel mondo di oggi!

Per il Ministero dell’Istruzione l’orientamento si attua attraverso documenti programmatici, valutazioni statistiche, piani strategici che dovrebbero tracciare un sistema integrato in cui la scuola e il mondo del lavoro viaggino di pari passo.

Nulla di più distante dal fascino che l’orientamento ha avuto fin dall’antichità. Cercare l’Oriente significava comprendere la propria posizione nel mondo, guardando le stelle, tracciando linee immaginarie, cercando punti di riferimento a partire dalla personale conoscenza del mondo, alla continua ricerca di indizi e di tracce da intercettare e seguire.

Fuor di metafora, a mio parere, l’orientamento è ancora questo. Non esiste alcuno strumento efficace che possa stabilire con certezza quale sarà la scelta migliore per i nostri ragazzi.  Continua a leggere

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Buon 2016!

Auguri speciali agli alunni che ho la fortuna di seguire tutti i giorni e alle loro famiglie, ai miei ex alunni sempre presenti con il loro affetto, agli amici colleghi e ai visitatori del blog ormai giunto a 6.800 visualizzazioni in 42 Paesi.

Non potrei trovare parole più adatte di quelle di Franco Arminio per augurare a tutti che il 2016 sia l’anno dell’attenzione!

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