Felici di studiare e di insegnare!

In latino, studium significa “impegno, amore, passione, entusiasmo, zelo”.
Questo spazio virtuale nasce dal desiderio di condividere l’entusiasmo, l’amore e la passione per il sapere e per la didattica. Dal 2015 ho concentrato qui vari materiali didattici organizzati per materie o secondo percorsi interdisciplinari al fine di avere tutto a portata di mano durante la lezione in classe e per la consultazione a casa. Nella sezione IDEE, sono indicate la bibliografia e la sitografia che hanno contribuito a suggerire spunti di riflessione in questi anni di continua ricerca sulla didattica e sull’apprendimento. Nella sezione GIOVANI TALENTI e disseminati qua e là ci sono i prodotti dei veri protagonisti e destinatari del mio lavoro: gli studenti! Tutto è in progress e talvolta progredisce molto lentamente perché il tempo per pubblicare e raccontare quello che si fa è sempre ridotto al minimo, purtroppo. Ma questa ricerca continua, imperfetta, incompiuta e sempre costellata da dubbi diventa una ragione di vita perché insegnare è un modo di essere.

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Inizia una nuova avventura!

Lieta di far parte dei 200 docenti italiani selezionati dal Centro Studi Erickson di Trento per il progetto “Expert Teacher”! Condividere buone pratiche, confrontarsi con docenti, psicologi, pedagogisti e formatori che hanno dato tantissimo alla Scuola italiana è un grande privilegio per me. Non si finisce mai di imparare, di studiare, di mettersi in gioco: è l’unico modo che conosca per alimentare passione, entusiasmo e coraggio di fronte alle sfide che ogni giorno mi aspettano in classe e nella vita.

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Buon anno scolastico!

Eccoci qui, pronti a ricominciare! L’attesa è sempre emozionante: nuovi alunni, nuovi colleghi e nuove avventure da vivere…

Per quanto si cerchi di pianificare attività didattiche, progetti, lezioni è sempre il caso che gioca un ruolo importante nelle alchimie e sinergie umane e professionali che ogni anno scolastico ci riserva. Finora il mio unico programma è lasciarmi guidare da una splendida poesia di Alfredo Cuervo Barrero.

Il mio augurio per gli alunni e i colleghi è nell’ultimo verso!

È proibito piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.

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A proposito di alunni “speciali”…

Si è concluso ieri un altro percorso indimenticabile con una classe terza. Dovrei definirla una classe con un’altissima concentrazione di alunni con BES l’acronimo che si usa nella normativa scolastica per gli alunni con bisogni educativi speciali, dalla disabilità, ai disturbi dell’apprendimento, per passare a tutti i tipi di svantaggio linguistico, socioeconomico etc. etc. Si prevedono moduli, certificati, documenti vari che riempiono i fascicoli personali nello schedario della segreteria e attestano scrupolosamente una lunga serie di istruzioni sottoscritte e firmate dalla scuola e dalla famiglia.

Posto che ogni alunno, a mio avviso, abbia bisogni educativi (e non solo) speciali, ciò che rende veramente speciali gli alunni che partono da una situazione diversa da quella attesa non è tanto ciò che a loro manca rispetto ai cosiddetti alunni “normali” o “standard”, quanto piuttosto la capacità di portare una ricchezza incredibile nel contesto in cui sono inseriti. Apprendere in un modo diverso significa proporre ai propri interlocutori un modo alternativo di pensare, di sentire, di vivere! Continua a leggere

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Un anno alla ricerca della bellezza…

Per i Romani l’arte di vivere si realizza nell’equilibrio tra negotium e otium, tra la dimensione pubblica dei doveri e del lavoro e la dimensione privata dedicata alla cura di sé, anche e soprattutto, attraverso la ricerca della bellezza nell’arte, nella musica, nella poesia… Una ricerca orientata verso la kalokagathìa dei Greci, l’unione del bello e del buono nell’ideale di perfezione fisica e morale cui ogni uomo può tendere.

20160105_100550In un anno in cui spesso il peso delle responsabilità sul lavoro mi ha portato un forte senso di inadeguatezza, l’otium è diventato un rifugio e la kalokagathìa è entrata a pieno titolo nella dimensione del negotium. Entrare in classe dovrebbe essere sempre un piacere, ma talvolta l’ansia di procedere speditamente con gli argomenti da spiegare e poi da valutare, i ritmi serrati delle scadenze e delle verifiche, i tempi che rendono ogni ora di lezione un pezzo di una catena di montaggio fanno perdere il gusto di condividere la lettura, la scrittura, lo studio come esperienze di vita prima che come doveri. Tutto è troppo veloce e si viene risucchiati in un vortice.

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5 ottobre: Giornata mondiale degli insegnanti

“Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita” (Confucio)

Sarò un’idealista, una sognatrice, una folle visionaria, ma per me insegnare non è un lavoro è una scelta di vita. In questi dieci anni di insegnamento, non c’è stata una lettura, un film, uno spettacolo, un concerto, un viaggio che – direttamente o indirettamente – non abbia portato a scuola.

Non c’è stata classe, da quelle in periferia a quelle nel centro di Roma, che non mi abbia stimolato a diventare una persona, prima che un’insegnante, migliore.

Insegnare è mettere in gioco sé stessi, è donare l’amore per il sapere, per il bello e il buono, è ricevere energie positive, sinergie costruttive e speciali alchimie che aiutano a vivere.

Oggi penso a tutto questo e colgo l’occasione per ringraziare quanti nel luglio scorso hanno segnalato il mio nominativo per l’Italian Teacher Prize. Non so di chi si tratti, il regolamento prevede che la nomination arrivi in forma anonima e che il docente nominato possa poi presentare la candidatura.

Ho deciso di non dare seguito alla mia candidatura. Non credo di fare nulla di eccezionale, se non amare profondamente questo lavoro. Non ambisco a premi ufficiali che sicuramente altri docenti italiani di mia conoscenza meritano molto più di me.

Il tempo passato in classe è il premio più prestigioso che io possa ricevere.